Uno dei limiti più condizionanti del podcasting è l’impossibilità per i motori di ricerca di analizzarne il contenuto in modo analogo a quanto avviene con i testi.
In parole povere, se digitate su Google la parola chiave “blogs4biz”, otterrete come risultato una lista di siti dove quella parola è citata in forma di testo. Se però in rete qualcuno ha pubblicato un podcast nel quale il nostro blog è citato, Google (o chi per lui) non se ne accorgerà mai (a meno che non lo specifichi il nome del file audio).
Una vero peccato, ma forse ci sono buone notizie: l’americana TvEyes ha infatti promesso che entro la fine del mese varerà Podscope, “The Internet's first spoken-word search engine for audio and video podcasts” e risolverà il problema. Se è vero o no (e qualche dubbio è lecito), lo scopriremo presto.
Per saperne di più:
- TvEyes press release
- Podscope
La notizia di Google che raddoppia la capienza delle sue Gmail è sulla bocca di tutti e induce a riflettere sui mezzi a disposizione dell’azienda statunitense: provate solo a immaginare quali risorse hardware sono necessarie per offrire un servizio del genere e capirete cosa intendo.
Più della notizia in sé, mi ha tuttavia colpito il modo in cui la novità è stata presentata: trovo infatti vincente l’idea di mettere nella home di Gmail, sotto la scritta “The gift that keeps on giving”, un contattore che in tempo reale mostrava come si stesse progressivamente ingrandendo lo spazio e-mail di ciascun utente, byte dopo byte.
Una scelta di comunicazione di sicuro effetto grazie alla quale tutti hanno potuto avvertire nitidamente la “forza bruta” della casa di Mountain View.
Bel colpo.
Mentre siete seduti davanti al computer a scrivere un post, vi capita mai di chiedervi se qualcun altro sta facendo la stessa cosa nelle vicinanze, magari nel palazzo accanto? Se la risposta è si, esiste un modo per saperlo: basta iscriversi al servizio gratuito offerto da Feedmap.org.
Compilando un semplice form, il sito genera automaticamente un po’ di codice da aggiungere al vostro sito: fatto “l’innesto”, sulla vostra home comparirà un riquadro con una mappa (Microsoft) che indica la vostra posizione e una voce che riporta il numero di blogger (iscritti al servizio) nelle vostre vicinanze.
Il servizio è ancora acerbo, ma vale la pena giocarci 5 minuti (io l'ho fatto: il risultato è a destra sotto la pubblicità di Google).
Avete scaricato Firefox. Lo avete personalizzato con skin ed estensioni. Avete imparato ad amarlo.
Ora potete renderlo veloce come nessun altro browser potrà mai essere. Potete, a patto che scarichiate Firetune, freeware per il “tuning” realizzato dai programmatori di Totalidea, quelli di TweakXp per intenderci.
Provatelo. Ha rianimato la mia agonizzante connessione Gprs Wind, e non era facile.
Immaginate Linus Torvalds mentre, seduto alla sua scrivania, lavora tranquillo utilizzando il sistema operativo che da lui ha preso il nome. Che c’è di strano? Che il computer è un Apple G5, ecco cosa!
Non ci credete? Sappiate allora che lo ha rivelato lo stesso Torvalds in un’intervista a Zdnet Australia: "My main machine these days is a dual 2GHz G5 – ha spiegato il finlandese - it's physically a regular Apple Mac, although it obviously only runs Linux, so I don't think you can call it a Mac any more”.
Per ora non è dato sapere se anche noi comuni mortali potremo godere di questo inatteso e affascinante connubio. Io intanto propongo un bel Mac Mini con doppio sistema operativo.
Che ne pensi Steve?
Bill Gates ha paura. Il numero uno di Redmond non lo ammetterà mai, ma c’è un’unica spiegazione per l’improvvisa inversione di rotta sul futuro di Explorer: il genuino timore destato dal successo di Firefox.
Fino a ieri, infatti, Microsoft affermava (con quell’arroganza tipica dei monopolisti) che il suo browser è sicuro e sarebbe rimasto tale e quale fino al rilascio ufficiale del nuovo OS Longhorn. Poi lo zio d’America, nel corso della 14esima RSA Conference, ha annunciato una beta di Explorer 7 per la prossima estate e funzionante solo sui computer con XP Service Pack 2 (alla faccia dei milioni di utenti pc che ancora usano Windows 9x ed ME), resasi necessaria per risolvere gravi problemi di vulnerabilità.
Miracoli della libera concorrenza. Io però mi chiedo: i computer delle vostre aziende possono aspettare?
Tenetevi forte: OpenOffice 2.0 è a un passo dalla release ufficiale. No, non è uno scherzo di carnevale in ritardo, né il sogno ad occhi aperti di un utente Microsoft Office stanco di patch, falle, bug e quant’altro.
Quella che vi offro è al contrario la gustosa anticipazione di un’ottima alternativa alla suite dello zio Bill. Fate come vi dico: scaricate la versione beta (Snapshot Build) di OpenOffice 2.0, installatela seguendo la procedura “idiot proof” e provate il brivido di avviare un programma di scrittura completo e flessibile in appena TRE secondi!
E maneggiate con cautela: l’open source, come la libertà di pensiero, dà dipendenza.
Microsoft Outlook ha le ore contate? È presto per sperarlo. Di certo c’è solo l’interesse che desta nella rete il progetto Lightning, messo in cantiere dalla sempre più amata Mozilla Foundation.
Il “fulmine” dei ragazzi di Firefox altro non è che un progetto di integrazione tra l’apprezzato programma Thunderbird e il giovanissimo e promettente Sunbird, software per la gestione degli appuntamenti ancora in fase di sviluppo. Se dovesse funzionare, significherebbe guai seri per il vecchio Bill.
Vale la pena aspettare seduti sull’orlo del fiume.